Al suono della sveglia tutta la casa prese vita. Era una tiepida mattinata di marzo. Asia aprì gli occhi. La sua grande stanza era invasa dai copiosi raggi di sole. Questi riflettevano sul copriletto rosa confetto e coloravano, col loro riflesso, le pareti tinteggiante d’un candido bianco. Come di routine scese a fare colazione nella grande sala da pranzo, dove l’enorme lampadario di Swarovski faceva da padrone allo scenario. Consumò di fretta il suo latte caldo e si diresse a scuola accompagnata dal padre. Scese dalla macchina con la più invidiabile nonchalance, con gli occhi schivi di chi non ama conversare. Attraversò velocemente lo stretto sentiero che la conduceva all’ingresso e rapida entrò. In classe Asia sedeva con Alessia, forse perché fosse l’unica in grado di farle pronunciare una sola parola. Infatti Alessia non era molto diversa da Asia, aveva lo stesso sguardo spento. Le loro conversazioni trattavano argomenti stabili: carte di credito, collezioni di bambole di finissima porcellana, vestiti delle migliori marche. Roba da gente con i soldi, troppi soldi.
Ginevra e Brigida erano due coetanee di Asia ed Alessia, stavano nella stessa classe. Qualche volta le due amiche si soffermavano ad ascoltare i discorsi di Asia e Alessia. Ne rimanevano quasi sconcertate, a volte provavano invidia. Le perfettine della situazione snobbavano Ginevra e Brigida poiché queste ultime non godevano della stessa posizione sociale. Le due ragazzine ne soffrivano molto, non comprendevano il bisogno di badare a tali sottigliezze gerarchiche e vedevano nella loro semplicità un difetto. Nonostante ciò, quando il pomeriggio si incontravano per studiare insieme, non pensavano di certo alle due compagne: in quei momenti la loro fantasia faceva da padrona. Si inventavano, dopo lo studio, i giochi più fantasiosi: immaginavano di essere giovani e temerarie esploratrici, domatrici di tigri, rondini libere di volare in un cielo di future speranze.
Asia quel giorno tornò a casa da scuola e aprendo la porta sentì delle forti urla provenire dal salotto. Si affrettò. Da dietro la porta osservò litigare i suoi genitori. Sua madre, una bellissima donna sui trentacinque anni, piangeva disperatamente lanciando imprecazioni verso suo marito. Dopo pochi attimi capì di cosa parlavano. Da tre mesi a questa parte, suo padre, si assentava spesso la sera e tornava sempre a tarda notte col muso lungo, come se avesse passato l’ultimo dei suoi guai. La signora si era accorta di un certo calo di capitale nei conti bancari e si era chiesta una spiegazione. Aveva infatti scoperto che suo marito era implicato in un vasto giro di gioco d’azzardo. All’improvviso con un vocione che pareva quello d’un elefante il papà di Asia confessò che a breve sarebbero rimasti senza un centesimo. La sera prima si era addirittura giocato la proprietà delle case che, tramite i vari contratti d’affitto, garantivano il benessere economico della famiglia. Come se non bastasse nemmeno la casa che abitavano era più di loro proprietà, ne avrebbero pagato solo l’affitto perché anche quella era finita nel jackpot della serata.
Asia ascoltava tutto sconvolta. Ovviamente non si aspettava di essere aggiornata dei fatti, i suoi genitori non l’avevano mai informata sulle questioni economiche della famiglia. Asia cominciava a pensare al suo futuro. Era previsto un divorzio, sua madre non aveva lavorato fino ad allora e avrebbe detto addio all’abitudine di avere un guardaroba tanto vasto da sembrare quello di una star.
Il mattino seguente decise di confidarsi con Alessia che, considerato il radicale cambiamento in vista da parte della compagna, seppure solo economicamente parlando, la allontanò. Brigida e Ginevra, come del resto era di loro abitudine, avevano origliato anche quella conversazione provando compassione per Asia.
Molto presto Asia si trasferì in una piccolissima stanza dove lei e sua madre, che intanto aveva trovato un impiego come badante, vivevano in condizioni poco confortevoli. Seppure sua madre si impegnava per non farle mancare nulla, Asia manifestava il suo disagio in ogni contesto: a scuola di punto in bianco si accasciava sul banco e piangeva. Un po’ le mancava anche il suo papà, seppure fosse l’unico autore della sua infelicità. Intanto aveva creato un rapporto di complicità ed amicizia con la mamma, la quale era diventata la sua unica confidente.
Pensò che a breve sarebbe stato il suo compleanno e questo pensiero le frantumava l’anima. Asia aveva sempre passato i suoi compleanni nelle più celebri capitali europee, quest’anno sarebbe toccato a Parigi. Brigida e Ginevra erano a conoscenza dell’imminenza del compleanno come della consecutiva imminenza del viaggio e pensarono di prepararle una sorpresa.
Nel periodo antecedente il fatidico momento, Asia concentrò tutto il suo tempo libero nello studio. Ormai non aveva più motivi per essere felice, secondo lei. La sua collezione di bambole di pregiatissima porcellana era andata all’asta, voleva solo morire. Brigida e Ginevra ogni tanto provavano a rivolgerle la parola, ma Asia dava risposte secche. Ora il problema non era la differenza sul piano economico ma la sua incapacità a fidarsi di qualcuno in quanto la sua precedente esperienza d’amicizia non si era rivelata un granché. Le due ragazzine però avevano una gran voglia di vederla sorridere. Avevano infatti capito che Asia aveva solo bisogno di qualcuno per parlare e non sentirsi abbandonata in questa sua situazione di radicale ed improvviso cambiamento.
Il giorno 8 del mese di Aprile - quello era il giorno del compleanno di Asia - mentre Asia accendeva le candeline su un croissant insieme alla mamma, suonò lo stridulo campanello. Eccole, Brigida e Ginevra con un sorriso a trecentosessanta gradi varcarono la soglia dell’umile stanzetta che era la casa di Asia. Senza nemmeno fare caso alla situazione di degrado che vivevano in quelle quattro aspre mura, le due ragazzine diedero ciascuna un bacetto sulla guancia ad Asia e le porsero tra le mani un sacchettino fucsia. Asia non sapeva cosa dire, le lacrime le ricoprirono le chiare guance ormai arrossate dalla timidezza quando aprì il regalo: era una bambola di porcellana, di quelle che piacevano a lei, ed in testa aveva un cappellino alla francese. Fu un po’ come se nella sua vita non fosse cambiato niente perché in realtà il suo cuore non era mai stato più ricco. Le sue nuove amiche le insegnarono a giocare con la fantasia, Asia volò fino a Parigi.
Quello non fu un semplice compleanno. Asia aveva delle amiche! Amiche vere! Le si erano avvicinate non solo nel momento in cui era popolare ma anche nel momento del bisogno. Asia non era sola, non più.
Anna Polvere
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